domenica 13 novembre 2011

La fine di un'epoca


Piaccia o non piaccia, il governo Berlusconi si è dimesso. Di certo, a livello di tempistica, non possiamo giudicare le dimissioni del premier come le più puntuali e precise: siamo nel bel mezzo di una crisi economica con i conti pubblici più in rosso che mai.

Eppure, le dimissioni del presidente del Consiglio (ormai ex) hanno sortito gli effetti di popolo simili a quelli di una dittatura: manifestazioni di piazza, bandiere, insulti, slogan (mancava solo il lancio di monetine di craxiana memoria) e tanta felicità di gente poco responsabile e proiettata verso un futuro incerto.

Diciassette anni di governo non sono facilmente racchiudibili in un editoriale. Nel bene e nel male - che piaccia o no alla sinistra e alle opposizioni - Silvio Berlusconi ha cambiato il modo di fare politica in questo Paese, e in esso si è configurata la seconda Repubblica, "vittima" indifesa di succedere alla violenta Prima frutto di accordi, intrallazzi e rapporti assai diversi tra uomini e partiti.

In questi anni, Berlusconi, ha di certo commesso numerosi errori. A partire dalla sua vita privata, simile a quella di un avventuriero caraibico e non particolarmente adatta a quella di un premier di uno Stato democratico tra i più importanti al mondo. Dopo le prime battute di questi spiacevoli episodi, Berlusconi, doveva già prendere due decisioni: o regolarizzare la propria vita privata (la quale diventa di norma pubblica una volta che si siede a Palazzo Chigi) o dimettersi poichè dipendente da una situazione che ha protratto per anni e anni di governo.

Oltre l'aspetto personale e privato, pesa la gestione poco responsabile di un Paese che, da un centrodestra uscito vittorioso dalle ultime elezioni, ci si aspettava certamente di più: questione immigrazione, sicurezza, pensioni e lavoro.

Su questi temi, Silvio Berlusconi, ha fatto ben poco, pur avendo una maggioranza ampia e potendo sfruttare i numeri per realizzare le tanto anelate riforme.
Di quest'ultime, nel nostro Paese, se ne parla dal lontano 1996. Chi ricorda il governo Dini e l'allora governo Maccanico (esecutivo mai realizzato) il quale doveva realizzare le riforme, le prime della seconda Repubblica?

Un vuoto nell'acqua da quindici anni a questa parte. Sui meriti se ne può discutere, eccome. Di certo i suoi detrattori (giornalisti, vignettisti, opinionisti e tanti "isti" e chi più ne ha più ne metta) hanno guadagnato parecchi soldini (in barba all'ideologia comunista a cui si appellano in molti di loro) attraverso i loro numerosi lavori e in campo strettamente politico, gli va riconosciuta l'idea di essere stato il primo a coagulare i moderati nel lontano 1994 in seguito allo scandalo di Tangentopoli.

Proprio Tangentopoli - il cui artefice è stato proprio il nemico numero uno di Berlusconi, Antonio Di Pietro allora magistrato - partorì questo nuovo personaggio politico, proprio per il vuoto partitico che si venne a creare.

Adesso, in molti pensano che se ne siano sbarazzati. Monti, ha già ricevuto le prime indicazioni dal leader del PdL e sicuramente le prossime elezioni politiche ci riserveranno molte sorprese.
Il Berlusconismo, come tutte le ideologie dirompenti e "rivoluzionarie", tarderanno ad estinguersi. Cammineranno con altre gambe e altre menti. 

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