sabato 6 febbraio 2010

Frammenti di storia: "fantapolitica" sulle elezioni del '94


Facciamo un po di fantapolitica sulla base di dati concreti. In Italia, dal '94 ad adesso si è parlato spesso di una rivoluzione liberale condotta da Silvio Berlusconi, in ascesi con il suo partito dopo il terremoto giudiziario di Tangentopoli, anche se molti hanno bollato questo fenomeno come "Berlusconismo" come se stessimo parlando di Peronismo o roba del genere che alimenta idee di infauste dittature di destra.
Per quanto Berlusconi abbia sopperito politicamente ad una situazione di disagio venutasi a creare dopo Tangentopoli, con i giudici di Milano parziali nella loro opera di bonifica (Pci e Msi stranamente tenuti in piedi mentre gli altri partiti crollavano) non possiamo parlare di certo di rivoluzione liberale.
E non perchè lo dica Guzzanti, amico-nemico del premier, ma perchè i presupposti per rendere il paese una moderna economia liberaldemocratica non ci sono mai stati.
La condizione di disagio che vive il sud, con il lavoro sommerso, a discapito di un nord produttivo, rende il dato di una trasformazione liberale del paese uno dei tanti motivi per vedere questa trasformazione un mero miraggio.
Potremmo proseguire con il problema dell'integrazione razziale e con altri mille problemi che un inesistente libealismo in Italia non ha reso alcun servigio in merito.
Chiediamoci, se,  in quel '94 non fosse salito Berlusconi a palazzo Chigi.
Al suo posto sarebbe salito Occhetto la sua coalizione costituita da post-comunisti non redenti e piccole aggragazioni politiche cristiano-sociali.
Dove saremmo finiti?? di certo la rivoluzione liberale (forse perchè Berlusconi non è un liberale) in Italia non si è attuata ( i problemi di occupazione e di integrazione sociale sono alla base di questa disfunzione italiana illiberale) ma con Occhetto e la sua "armata rossa" di certo si sarebbero fatti molti passi indietro.
Di certo quel Pds del '94 rappresentava un operazione politica molto furba per camuffare un finto rinnovamento di un partito che ancora aveva solide radici comuniste (il comunismo era finito da appena quattro anni) e che non aveva voglia, almeno nell'immaginario collettivo, di impartire un cambiamento democratico contenuto nella dicitura dello stesso Pds (partito democratico della sinistra).
I post-comunisti, tralaltro, capirono di non aver recepito in tempo il messaggio di cambiamento offerto dalla nuova legge elettorale e la sconfitta era già preannunciata prima della data fissata per le elezioni (27-28 marzo 1994).
Berlusconi, seppur per poco tempo e con delle promesse mai mantenute, salì a palazzo Chigi, ma la vera sconfitta per quel periodo storico non fu ne per i progressisti, ne per Berlusconi ma per le forze liberaldemocratiche vere e proprie: Mario Segni in testa.
Questo sarà l'argomento del prossimo sabato.
Mirko.

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