giovedì 21 gennaio 2010

C'era una volta la vecchia e amata lira...


Il rapporto italiano-lira è stato un rapporto che dal dopoguerra in poi si può definire quasi simbiotico e legato ai momenti di grande ascesa ma anche di declino del nostro paese.
Quando sentivo parlare i miei nonni delle loro peripezie vissute durante il periodo della seconda guerra mondiale, non vi è un solo evento narrato in cui la parola "lira" non rientra a far parte del racconto poichè legato, soprattutto nella nostra Sicilia, alle tante lire da sborsare per sfamare se stessi e la famiglia al mercato nero.
La nostra moneta nazionale, prima dell'avvento dell'euro è stato anche il simbolo del tracollo politico del nostro paese, Tangentopoli ne è un esempio lampante, in cui migliaia di miliardi di euro vennero rubati da una classe politica indegna, dai missini fino ai comunisti, di rappresentare il paese.
Eppure, nonostante gli alti e i bassi e le fluttuazioni del nostro vecchio (e amato) conio, molti di noi italiani, piccini e meno, riuscivamo a incamerare parecchi denari a causa anche del costo della vita molto più moderato.
L'operario che prendeva 2 milioni delle vecchie lire nel 1992 non è lo stesso di quello che prende 1000 euro nel 2010, come il pensionato che nel 1999 prendeva un milione (già poche) di lire e adesso ne prende appena 500 euro (buoni solo per vivere in ristrettezza appena due sole settimane del mese).
L'aumento vertiginoso dei prezzi abbinato a un mancato adeguamento degli stipendi e delle pensioni al costo della vita, ci ha permesso, otto anni dopo l'ingresso dell'euro di rimpiangere la vecchia e amata lira seppur disprezzata durante i suoi numerosi anni di onorato servizio.
La colpa della povertà che si respira adesso e degli stenti che si leggono nel volto di donne alla ricerca degli scarti nei mercati rionali, e di quel buontempone di Prodi e della sua armata Brancaleone che allestì nel '96 al governo, il primo dopo quarantotto anni di esclusione delle sinistre dal potere.
Riuscire a fare entrare il Belpaese nei parametri dell Ue costò sacrifici fiscali ed economici a tutti gli onesti contribuenti italiani, per poi assistere alla disfatta di Prodi e dell'Ulivo e all'entrata in vigore dell'euro nel 2002.
Grazie sig. Prodi e grazie sig. Visco, allora ministro delle Finanze. L'Italia (soprattutto quella che annaspa e affoga in un misero stipendio mensile) vi ringrazia sentitamente.
Mi domando: perchè stati come la Gran Bretagna hanno rifiutato l'ingresso nella moneta unica? forse per una questione di interesse pubblico (seppur minimo), cosa che in Italia destra e sinistra sentitamente sconoscono.
Fonte immagine 1: maestroalberto.it

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