Frammenti di storia:Le elezioni del '76, il ruolo de "Il Giornale" di Montanelli

Gestire un blog, significa anche, poter dare un proprio contributo culturale, anche se minimo e in base alle proprie conoscenze, al mondo reale che ci circonda. Credo che in un periodo di grande confusione politica come questo, dove ogni motivo è buono per litigare sia per i politici di destra che per quelli di sinistra (mentre "appena" quindici operai della Fiat di Termini Imerese lottano contro le intemperie e la fame per 1000 euro al mese) una "pillola" storica può aiutarci a capire quante opportunità buone si sono sprecate nella storia dello stivale.
Torniamo indietro nel 1976, allorquando in un aria di compromesso storico che aleggiava nel paese (i comunisti guidati dal rimpianto Berlinguer tentavano di "abbordare" i democristiani alla faccia delle ideologie) si svolsero le elezioni politiche più tese e particolari del secolo precedente.
La possibilità che il Pci potesse raggiungere la Dc, primo partito del paese dal '48 al '92, erano molto concrete ma in un clima di grande confusione e di lotta ideologica che si perpetrava nelle piazze ad opera di giovani poveri illusi, con un nascente terrorismo che si sarebbe affermato di li ad un anno circa, un ruolo di grande importanza, seppur lievemente sbilanciato nel propendere verso un area politica, fu svolto dal "Giornale" del compianto (e qui possiamo dirlo tutti ad alta voce) Indro Montanelli.
Il "Grande Vecchio", conservatore di razza, fascista redento schieratosi su posizioni liberaldemocratiche, in occasione della tornata elettorale pronuncio, ricalcando Salvemini, una delle più celebri frasi di autore che un giornalista negli anni di piombo potesse mai pronunciare: "Turatevi il naso e poi votate Dc".
Montanelli, convinto (giustamente) dello strapotere del Pci foraggiato da un antidemocratica Unione Sovietica, temeva, correttamente, che un avanzata delle sinistre italiane avrebbe compromesso quel precario equilibrio democratico da li venutosi a creare nell'immediato dopoguerra.
Sull'altro versante, temeva (a ragion veduta) che la Dc non potesse rappresentare un esempio limpido, corretto ed autoritario di partito politico in grado di convogliare una serie di aspettative che potessero soddisfare il folto nucleo elettorale italiano.
Da qui, il buon Indro e la sua redazione (ormai apertamente schierata contro il Pci alle elezioni) non raccontò il clima elettorale e le elezioni del '76 ma le "fece" proponendo agli elettori una rosa di nomi di deputati democristiani dal volto e dall'anima pulita.
Ciò rappresentò un evento straordinario in quanto mai verificatosi prima: il direttore di un giornale che, in barba all'opinione politica, "scendeva in campo" proponendo una serie di nomi "puliti" e onesti da sottoporre all'elettorato.
Le elezioni diedero fiducia alla Dc, il Pci non riuscì nel "sorpasso" ed iniziò da quel momento il lungo periodo di confino politico.
Questo era saper fare giornalismo, mantenendo le proprie idee senza idolatrare un partito (la Dc) per cui Montanelli, riconobbe sempre limiti e difetti.
Un miraggio per i giorni d'oggi.
Alla prossima settimana.
Mirko.


Fonte immagine: 30giorni.it

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